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Brancaccino, in scena “Anna Cappelli”, l’ultima opera di Annibale Ruccello

Anna Cappelli è un’impiegata al comune di Latina, costretta a dividere l’angusta cucina dell’appartamento con la Signora Taverini e i suoi puzzolenti gatti

Redazione

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Dal 5 all’8 dicembre il Brancaccino di Roma ospiterà Anna Mazzantini nelle vesti della protagonista dell’omonimo spettacolo “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello, con la regia di Giancarlo Fares .

Anna Cappelli è un’impiegata al comune di Latina, costretta a dividere l’angusta cucina di un appartamento di provincia con la Signora Rosa Taverini e i suoi “puzzolentissimi gatti”. La convivenza non è per niente facile: l’una lamenta la puzza di pesce bollito, l’altra l’odore di pancetta fritta. Tra una pratica e l’altra, Anna conosce Tonino Scarpa, un ragioniere scapolo, contrario al matrimonio, che vive in una casa di proprietà con dodici stanze e una cameriera tuttofare.

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Dopo sei mesi di frequentazione, fra il pettegolezzo dei colleghi e un certo pregiudizio sociale di matrice cattolica, Tonino le avanza una proposta di convivenza. La decisione di andare a vivere insieme senza sposarsi, non è semplice, né immediata per Anna, la quale temporeggia fino ad un accomodante e biascicante “sì”. Nella nuova e grande abitazione si sente ancora una volta oppressa e, dopo sette mesi di convivenza, confessa a Tonino il suo “piccolo problemino”, preannunciatole dalla Signora Tavernini: la cameriera Maria, ai suoi occhi, si comporta come se tutto le appartenesse facendola sentire un’estranea.

Tonino asseconda la richiesta di Anna, ma un anno e mezzo più tardi decide di dare anche a lei il benservito, proprio “come si dà ad una cameriera”, nella prospettiva di vendere la casa e trasferirsi in Sicilia per una nuova offerta di lavoro. L’atto unico, però, si conclude in un macabro e claustrofobico delitto celebrato con “un vero e proprio atto d’amore”.

Annibale Ruccello scrive quest’ultima opera poco prima della sua tragica morte avvenuta nel 1986, a soli trent’anni, in cui racchiude la ricerca e l’innovazione del teatro di sperimentazione perseguito a partire dagli anni ’70. La sua drammaturgia riceve il riconoscimento da parte dell’Istituto del Dramma Italiano (premio IDI) nel 1983 con “Week-end” e anche nel 1985 con il celebre “Ferdinando”. Forse “Anna Cappelli” sarebbe divenuto uno degli allestimenti altrettanto premiati per la sua regia e per la sua interpretazione.

NOTE DI REGIA

L’amore che Anna dedica al suo uomo rientra nel concetto di fusione, di possesso. Il sentimento che lei prova per Tonino è qualcosa di forte, profondo, connaturato e atavico. La dinamica relativa alla sua possessività è frutto del suo bagaglio personale, nonché socio-culturale. La parola “amore” viene interpretata nel senso di a-mors, dal latino “senza morte”, quasi a sottolineare l’intensità senza fine di questo potentissimo sentimento: Anna vuole Tonino in maniera per l’eternità.

La messa in scena vuole evidenziare il dolore di una donna che al culmine dello shock, si trasforma in pazzia, quel dolore subdolo e devastante dell’abbandono che rende Anna Cappelli vittima delle sue stesse fragilità. Rendere “proprio” l’altro significa portarlo a rispondere a propri bisogni affettivi derivanti dal passato che non potranno mai essere colmati.
Possesso che invade e amore che distrugge: due sentimenti forti che giocano in scena.

5-8 DICEMBRE 2019
dal giovedì al sabato ore 20.00; domenica ore 18.45

BRANCACCINO
Via Mecenate 2, Roma – www.teatrobrancaccio.it
Biglietto: 18,00 €
Prevendita su Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali
BOTTEGHINO DEL TEATRO BRANCACCIO
Via Merulana, 244 | tel 06 80687231 | botteghino@teatrobrancaccio.it

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Andy Warhol, curiosità e aneddoti di uno degli artisti più influenti del XX secolo

Fabio Iuliano

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Pittore, scultore, grafico, sceneggiatore, scrittore, musicista, fotografo, regista: Andy Warhol, scomparso a New York il 22 febbraio 1987, è stato un poliedrico artista, icona e leggendario padre della pop art, nonché uno dei più influenti e avanguardisti artisti del XX secolo. In occasione del 34esimo anniversario della sua scomparsa, l’Ansa ne ha tracciato un ritratto. Eccentrico, stravagante e vanitoso, Andy Warhol è soprattutto uno degli artisti più famosi di tutti i tempi, ossessionato dalla riproducibilità dell’arte e spinto dal desiderio di rendere popolare ogni espressione artistica.

Conosciamo la sua vena artistica, i celebri laboratori Factory, i quadri conservati al Museum of Modern Art di New York ma ci sono alcuni episodi della sua vita e alcune curiosità che non tutti conoscono e che, invece, ne accrescono l’originalità. Andy Warhol – questo era il suo vero nome – nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, da una famiglia di emigranti slovacchi che non registrò mai ufficialmente in ospedale la sua nascita.

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Sui documenti, infatti, risulta che l’artista è nato il 6 agosto 1928 ma in realtà pare che Warhol cambiasse a piacimento la sua età, inventando storie sulla sua infanzia quando parlava con i giornalisti. A 8 anni contrasse la malattia di Huntington, un morbo genetico neurodegenerativo che lo costrinse a letto per molto tempo. Per questo motivo il giovane “Candy Andy”, così soprannominato dalla mamma per la sua passione per le caramelle, passò la vita temendo in modo ossessivo ospedali e medici.

Un’altra ossessione erano i difetti fisici: per nascondere la calvizie e per esorcizzare lo scorrere del tempo indossava parrucche grigie e argentate; mentre per allenare gli occhi pigri portava occhiali opachi con lenti forate e, più tardi, scure. Timido, impacciato e smagrito indossava sempre jeans, T-shirt e giacche di pelle, influenzando – suo malgrado – la moda underground.

Nel 1949 Warhol, squattrinato, viveva a New York in un seminterrato infestato dagli scarafaggi; quando si presentò a un colloquio di lavoro con Carmel Snow, potentissima fashion editor di “Harper’s Bazaar”, dal book di presentazione sbucò uno di quegli insetti; la Snow, impietosita dal ragazzo, gli permise di collaborare al giornale. O almeno questo è ciò che raccontò Warhol alla stampa quando gli chiesero della sua prima esperienza lavorativa.

Nel 1959 con l’amica decoratrice di interni Suzie Frankfurt scrisse e illustrò il libro di cucina Wild Raspberries che prendeva in giro il genere dei serissimi testi francesi di gastronomia. Nell’originale libro appaiono ricette come l’omelette Greta Garbo, l’iguana andalusa arrostita e Gefilte – tipico antipasto della cucina ebraica – di “pesci in lotta”.

“Ognuno, in futuro, avrà sempre i suoi 15 minuti di celebrità”

andy Warhol

In quell’anno l’artista viveva in una casa a schiera al 1342 di Lexington avenue in compagnia di 25 gatti siamesi, tutti di nome Sam, eccetto una che si chiamava Hester. Appassionato di tecnologia nell’appartamento, che era privo di mobili, l’artista amava circondarsi di registratori, apparecchi televisivi e radiofonici che teneva rigorosamente accesi, forse per riempire una solitudine spesso insopportabile. L’abitazione, secondo ciò che dicevano gli amici che la frequentavano, era strapiena di cianfrusaglie, di giocattoli, scatole vuote di prodotti da supermercato, di dischi e riviste cinematografiche, a dimostrazione di quanto Warhol fosse un accumulatore compulsivo.

Nel 1962 Andy Warhol prese in affitto la caserma dei pompieri dismessa al 158 East 87th street di New York per 150 dollari al mese: trasformò il secondo piano in studio dove creò alcuni dei suoi primi lavori.

In quegli anni a Tribeca l’artista frequentava Mr Chow, un ristorante cinese al 121 di Hudson street, che trasformò poco alla volta in una galleria d’arte dove artisti emergenti e amici di Warhol esponevano le proprie opere. Sulle pareti ci sono ancora quadri, tra cui una serigrafia di Warhol dello stesso Mr. Chow. Nonostante la sua timidezza, da vero divo pop negli anni ’80 comparve più volte in Tv; fece addirittura la guest star in una puntata del celebre telefilm “Love Boat”. Warhol amava attivare i ricordi usando le fragranze: per questo motivo cambiava il suo profumo ogni tre mesi. Durante la sepoltura, raccontano gli amici, uno di loro svuotò sulla sua tomba un flacone di “Estée Lauder Beautiful”, dall’intenso aroma floreale.

L’artista morì per una operazione alla cistifellea nell’ospedale di New York nel 1987, ma quella non fu la prima volta: nel 1968 era già stato dichiarato clinicamente morto a seguito di un colpo di pistola sparato da Valerie Solanas, un’attivista femminista, dopo che Warhol respinse una sua sceneggiatura. Miracolosamente poi si riprese, ma mai veramente dalle proprie paure. 

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Storie, volti e idee dall’Abruzzo: nuova avventura in streaming con Enrico Vanzina e Gabriele Cirilli

Fabio Iuliano

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Domenica 21 febbraio, alle ore 17.30, va in onda in diretta streaming il primo incontro di “Una storia per l’Abruzzo”, progetto nato dalla passione di un gruppo di amici per la propria terra di origine e per il bisogno di uno sguardo trasversale e inclusivo che contribuisca a promuovere la bellezza del territorio e le sue potenzialità. “Un contenitore di testimonianze e idee al servizio della collettività”, così lo definiscono i promotori Gabriele Cirilli, attore che condurrà anche l’incontro, Paolo Esposito, direttore Generale del Gran Sasso Science Institute, Walter Nanni, regista, Sara Vinciguerra, manager.

“In un momento di grande difficoltà sanitaria, economica, ma soprattutto di fragilità sociale, ripartire dalle potenzialità e dalle bellezze del proprio territorio è fondamentale – commentano insieme i promotori – e per farlo abbiamo scelto il dialogo e l’inclusione. Ripartire dal confronto, dalle idee, dal meglio che questa terra, L’Abruzzo, ha sempre prodotto e realizzato.” Testimonianze quindi di donne e di uomini con esperienze professionali straordinarie e diverse, accomunati dall’amore per questi luoghi, si alterneranno durante i vari incontri.

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In questo primo appuntamento a parlare di formazione, partecipazione, industria, scienza, ricostruzione, rinascita, cultura e cinema in Abruzzo, e non solo, sono stati chiamati:

Andrea Prencipe, rettore dell’Università Luiss Guido Carli 

Enrica Giorgetti, direttore Generale di Farmindustria

Antonio Gaudioso, segretario Generale di Cittadinanzattiva

Giampaolo Letta, amministratore Delegato di Medusa film

Enrico Vanzina, regista e scrittore

Paolo Esposito, direttore Generale del Gran Sasso Science Institute

Tutti insieme intorno ad un tavolo “virtuale” come mai era successo prima. Voci e volti di ospiti prestigiosi che non mancheranno di una riflessione costruttiva sull’Abruzzo di domani. Perché il futuro nasce dalle nostre azioni presenti.

Durante l’incontro sarà inoltre proiettato un video in esclusiva con i saluti all’Abruzzo da importanti artisti italiani. La diretta dell’incontro sarà visibile sul canale Facebook di Una storia per l’Abruzzo

Seguiranno altri appuntamenti, con cadenza mensile, ognuno dedicato a tematiche attualissime, attraverso un fil rouge identitario ovvero le frasi, le opere, gli esempi di personaggi che sono simbolo non solo dell’Abruzzo, ma anche della storia italiana. Si inizierà domenica 21 febbraio dal più grande sceneggiatore, scrittore, drammaturgo pescarese Ennio Flaiano, passando per Gabriele D’Annunzio fino a concludere con Ovidio. Si offrirà quindi, la possibilità ai partecipanti di fare riflessioni, osservazioni ed esprimere pensieri e punti di vista che arricchiranno sicuramente coloro che seguiranno la diretta. Oltre ai promotori, il progetto vede la preziosa partecipazione e collaborazione di Adriana Bonifacino, Maria De Luca, Anna Di Risio, Claudia Grohovaz e Chiara Vinciguerra.


Enrico Vanzina

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Alle 21.55 Perseverance ha raggiunto Marte. La prima foto

Redazione

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Il rover Perseverance della Nasa è arrivato su Marte. Il segnale, arrivato a distanza di 11 minuti dall’evento a causa del rotardo nelle comunicazioni fra Marte e la Terra, indica che il rover ha toccato il suolo ed è pronto ad aprire una nuova pagina dell’esplorazione spaziale. La missione è infatti destinata a cercare tracce di vita passata e a raccogliere i primi campioni del suolo marziano che nel 2031 saranno portati sulla Terra da una staffetta di missioni nella quale l’Italia ha un ruolo importante.

Apre infatte la strada a una staffetta destinata a portare sulla Terra, nel 2031, i primi campioni di rocce marziane. A cercare le tracce di una vita passata nel bacino di un antichissimo lago, che ora è il cratere Jazero, è Perseverance. E’ il quinto rover che l’agenzia spaziale americana invia sul pianeta rosso e che si prepara ad affrontare i ‘sette minuti di terrore’ che alle 21,55 italiane lo porteranno sul suolo marziano in quella che la Nasa definisce la manovra più precisa di sempre per raggiungere il suolo marziano.

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La discesa

“Anni per preparare questa missione e poi ci si gioca tutto in 420 secondi”, ha osservato Raffaele Mugnuolo, responsabile dell’ufficio Missioni robotiche di esplorazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), in una diretta web organizzata dall’Asi. La discesa attraverso l’atmosfera su Marte e poi l’arrivo al suolo è infatti una manovra ancora molto difficile e rischiosa, tanto che si calcola che il 40% dei tentativi fatti finora abbia avuto successo.

La manovra di ingresso, discesa e atterraggio è infatti la più breve dell’intera missione, è completamente automatica e che mette davvero a dura prova il veicolo. Il primo problema è la temperatura altissima, fino a 1.300 gradi, che il veicolo raggiunge 80 secondi dopo l’ingresso nell’atmosfera. A proteggerlo c’è una sorta di scudo termico che contribuirà a rallentare la velocità del veicolo portandola a circa 1.600 chilometri orari.

(ANSA)

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