Il Rock’ n Roll non sarà mai in ginocchio, torneremo a ballare sotto le stelle e sarà la nostra rinascita

In questo momento sto facendo ascoltare Little Walter a un bambino di quattro mesi

Nasci, cresci, ascolti rock’ n roll. Non è uno slogan colmo di retorica e qualunquismo bensì un credo, elevato a vero e proprio stile di vita. Partorito nel sud degli States, tra piantagioni di cotone e schiavitù, tra intolleranza e voglia di emancipazione, tra sangue, sudore e lacrime, si è esteso in tutto il mondo fino a diventare “il più grande movimento interraziale che ci sia“, per dirla con Angelo Di Liberto, fondatore nonché anima e corpo del Summer Jamboree, insieme ad Alessandro Piccinini. Un movimento che fa della libertà il suo valore cardine.

Una chiacchierata, la nostra, che avrebbe dovuto durare una decina di minuti. Il tempo del classico botta e risposta, quando hai dall’altro lato del telefono un interlocutore indaffarato che non ha molto tempo da dedicarti. Può accadere, è normale che sia così. Il deus ex machina del festival più rock n’roll d’Europa mi ha risposto e riattaccato due volte però, perché “non mi andava di parlare di fretta, quando si discute di musica e rockabilly si ferma tutto e ci si prende il tempo necessario“. Ecco, alla voce “passione”, prima o poi andrà introdotto questo aforisma, altresì emblema esplicativo di cosa essa sia.

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“L’abbiamo chiamato Summer Jamboree perché volevamo raccontare l’evoluzione del rock nel corso dei decenni, a partire dall’inizio del secolo scorso. Il genere, pur se nelle sue mille sfumature, è una cosa unica e al Summer coesiste tutto, senza alcun tipo di preclusione verso il movimento“. Mettete da parte pregiudizi e censure, dunque, qui non troveranno spazio. Da venti anni il S.J, è il festival è il più acclamato tra quelli a tema, tanto in Italia quanto in Europa. La sua rapida ascesa l’ha portato a fregiarsi anche del nobile e principesco titolo di manifestazione rock’ n roll più partecipata al mondo con una media di 400.000 presenze a edizione. Non ha praticamente rivali.

Per tutta la durata del festival, Senigallia è teatro di un viaggio nel tempo. E’ la Terra Promessa dei rocker, dei cultori dell’american dream e della moda che fu…

Ma tutto questo non sarei riuscito a farlo senza Alessandro Piccinini, amico, fratello e partner. Il suo apporto è stato, è e sarà sempre indispensabile. Un motore instancabile, una forza contagiosa, un’anima straordinaria di amore e dedizione alla causa. Insieme mandiamo avanti questo sogno da due decadi. Lavora 365 giorni all’anno per far sì che ogni edizione sia migliore della precedente. Agiamo, ci muoviamo e parliamo di comune accordo. Come nel caso di questa intervista. Siamo in due anche ora”.

L’occasione per conversare del Summer Jamboree non è delle migliori, purtroppo. Da pochissimo ne è stato comunicato l’annullamento. L’emergenza Coronavirus ha costretto alla cancellazione di tutti i grandi concerti e festival in Italia. Una pagina nera per la musica tricolore. Un disastro culturale che, per lo meno negli ultimi settanta anni, non ha precedenti. “C’è molta amarezza, come è facile immaginare, ma non c’è rammarico. In dodici, per sei mesi, abbiamo lavorato quotidianamente per farci trovare pronti a ogni eventualità. Tutti, dallo staff agli artisti, erano stati avvisati di eventuali e possibili cambi di programma. Fino al momento dell’annullamento, giunto poche ore prima del decreto ministeriale, non avevamo un solo concerto cancellato, pensa tu. Ma quando in tv assisti a una Las Vegas blindata o leggi che l’Oktoberfest non si farà, tanto per fare due esempi, allora ti rendi conto che non stia più a te”.

“Non potevamo fare altro, non dipendeva più da noi, era giusto che ci fermassimo. Il rock’ n roll è bello, bellissimo, ma la salute viene prima di tutto. Ci ricaricheremo per il prossimo anno. Non mi piace parlare di annullamento, però, preferisco affermare che è tutto posticipato al 2021. Non finisce nulla, slitta solo fino a quando non avremo la sicurezza che nessuno correrà dei rischi. Prendiamone atto e guardiamo al domani, con fiducia e positività. Non perderemo un giorno senza lavorare per questo festival e posso garantirvi che sono tante le novità che abbiamo in mente”.

Quale impatto avrà questa emergenza quando, tra qualche mese, ci guarderemo indietro e torneremo con la mente ai giorni dell’incertezza, della paura, dell’instabilità?

Come si è spesso sentito parlare nel periodo della Fase 1 e della Fase 2, saremo in grado di recepire degli insegnamenti? Se si, quali saranno?

“Forse avremo una maggiore consapevolezza di quanto sia importante la realtà che viviamo nel quotidiano, anche perché dare le cose per scontate non sempre paga. Magari rifletteremo sulle cose di cui abbiamo sempre goduto e che ora, alla luce dei recenti accadimenti, non ci sembrano più in nostro possesso. La musica e lo spettacolo, anche in fase di lockdown, sono stati indispensabili. Non vedremo concerti dal vivo ma se non ci fossero stati musica, cinema e teatro ad accompagnarci sarebbe stato un dramma nel dramma. Tutto si trasforma, ma dell’arte dell’intrattenimento non possiamo farne a meno. E’ tutto ciò che ci fa stare bene”.

“Di questa tragedia mi hanno colpito tante piccole cose. Su tutto, però, la voglia di non farsi mai mancare ciò che riteniamo essere fondamentale: l’amore e la musica. In molti ci hanno marciato, a livello comunicativo, per far leva sull’empatia della gente. Torneremo ad apprezzare il piccolo, il dettaglio. Come dice Alessandro: abbiamo contato le vittime, ma io avevo smesso di guardare i tg perché ogni giorno ottomila bambini muoiono di fame prima dei 5 anni. Quando un telegiornale esordirà dicendo questa cosa, allora forse il mondo sarà cambiato. Adesso mi spaventa l’economia e le criticità a essa connesse. Questa sarà una tragedia. E la cattiveria della gente, cosa che non mi aspettavo. Pensavo saremmo stati migliori, per adesso non è così“.

L’assenza del Summer Jamboree peserà anche e soprattutto a livello di indotto economico mancato. Le cifre che ogni anno il festival veicola sul Comune di Senigallia e tutto il comprensorio marchigiano sono enormi, tali da poter tranquillamente affermare che si tratta di una microeconomia a parte. “Non c’è proporzione tra chi ne è felice e chi invece critica. Con il Summer Jamboree ci sono intere categorie e settori produttivi che si tengono in piedi. Io volevo solo fare una festa, quel 20 agosto del 2000, quando è nato tutto, non immaginavo che sarebbe finito così. Non riguarda più Senigallia, ma tutte le Marche e il centro Italia. In tanti devono tanto a questa manifestazione”.

Quasi due settimane di eventi, circa 40 concerti di cui solo due o tre a pagamento. Non c’è altro da aggiungere. Altra polemica stucchevole, ridicola e da cui prendere le distanze con fare perentorio e risoluto riguarda chi, tra mille fantasie e voli a strapiombo, vuole identificare l’evento con un’appartenenza politica. “Se qualcuno pensa di poter politicizzare il festival è fuori strada. Quanto di più lontano dalla realtà. E la mano bianca e la mano nera? Il rock’ n roll è il primo movimento interraziale della storia. Siamo sempre stati apolitici, come la musica che proponiamo. Dal gruppo gospel che canta in tedesco ai cinesi che cantano Bella Ciao. Dal nonno col nipotino in prima fila ai concerti al motociclista rude e al nerd che insieme bevono una birra“.

E’ semplicemente il rock’ n roll. Se la pensi così, allora sei il benvenuto

Tornerà il contatto, il ballo. Sicuramente si. Quando mi chiedono di raccontare il perché amo gli anni ’40 e ’50 è facile spiegarlo. Si usciva dalla Seconda Guerra Mondiale e c’era tanta voglia di divertirsi e di cose belle. Si, le cose, quelle materiali. Volevi il bello. Non si doveva tenere conto di chissà cosa, dovevano aiutarci ad attraversare il periodo. Come le macchine, dovevano essere affascinanti, sfiammanti, grandi, portentose. Abbiamo, adesso, una grossa opportunità di rilanciare le cose che noi riteniamo essere indispensabili. E la musica non potrà mancare. Ci sarà un ritorno di fiamma, ma ammetto di aver paura per le piccole realtà che non so se sopravviveranno. Anche noi attraverseremo un periodo tosto. Ma sono ottimista, ci sarà una rinascita“.

E allora che rinascita sia. E’ solo un arrivederci, in fin dei conti. Non scordiamo, però, di accendere il nostro stereo e far esplodere le casse a colpi di Chuck Berry. Non lasciamo da parte i nostri RayBan, non dimentichiamo di sorridere di fronte a una birra in compagnia di amici e, soprattutto, non scordiamo di essere felici. E’ tempo di andare, di tornare alla nostra vita gregaria e operaia, di edificatori di sogni e di instancabili promotori del verbo rocknrollegiante.

Ci rivedremo l’anno prossimo, e sarà ancora più bello. L’esplosione di gioia sarà immensa, il coinvolgimento indescrivibile, l’assoluta voglia di libertà impareggiabile e tutti noi, nessuno escluso, torneremo a ballare sotto il cielo stellato. Come prima, più di prima, meglio di prima. E per dirla con quello lì, quel cantante piuttosto famoso di una band un minimo famosa, “It’s only rock’n roll…but I like it“.

FOTO
Angelo Di Liberto (ph. Amedeo M. Turello)
Angelo Di Liberto, Ben E.King, Alessandro Piccinini

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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