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Teatro

Alba Off (Limits): al via la rassegna teatrale indipendente nel cuore dell’Abruzzo

Saranno sei gli appuntamenti che contraddistingueranno il cartellone di Alba Off (Limits) 2020 nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale

Antonella Valente

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L’anfiteatro romano di Alba Fucens (L’Aquila) si prepara ad accogliere la seconda edizione della rassegna estiva promossa dal Teatro Off (Limits) di Avezzano (AQ). Saranno sei gli appuntamenti che, con il patrocinio del comune di Massa D’Albe, contraddistingueranno il cartellone di Alba Off (Limits) 2020 nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

Si partirà il 7 agosto (ore 18.30) con “Favole al telefono” uno spettacolo per ragazzi ad opera della compagnia Fantacadabra che si presenta come un viaggio attraverso alcune celebri favole e filastrocche di Gianni Rodari, capaci di catturare i piccoli grandi e i grandi piccoli.


Sabato 8 agosto la cornice dell’anfiteatro ospiterà a partire dalle 21 “Opera on Track”, un concerto di Paola Crisigiovanni grazie al quale “si volerà” sui grandi capolavori della storia operistica e dell’arte pittorica con delle elaborazioni compositive che si sovrappongono alle opere originali.

 
Il 9 agosto (ore 21), invece, sarà la volta de “The Wall: il Cineconcerto” a cura della prog rock band RanestRane che presenterà una personale reinterpretazione delle musiche dei Pink Floyd sincronizzate con il film di Alan Parker, per dare vita ad uno spettacolo unico nel suo genere.


Spazio anche al musical con “EvoluScion”, a cura della compagnia Seven Arts, in programma l’11 agosto (ore 21). Uno show esilarante, ironico, spregiudicato e terribilmente attuale capace di far rivivere le varie fasi della vita di coppia.

Mercoledì 12 agosto (ore 21), invece, la compagnia Teatrabile proporrà “Pseudopseudolo”, liberamente ispirato al testo di Plauto con la chiara intenzione da parte degli attori di ricercare il vero volto dell’opera, re-inventandola pur rimanendo fedeli all’originale.


Si concluderà il 13 agosto (ore 21) con lo spettacolo “Con le ali della libertà” della compagnia Teatranti Tra Tanti, adattamento teatrale del racconto di Stephen King “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, trasportato poi sul grande schermo nel 1994.

La seconda rassegna di Alba Off (Limits), non è solo la migliore ripartenza che avremmo potuto sperare, ma è anche la giusta occasione per dimostrare che l’arte è necessaria e insostituibile per noi come individui e come comunità – dichiarano i direttori artistici Alessandro Martorelli e Antonio PellegriniTroppo spesso consideriamo l’arte e gli artisti come un bene secondario, a cui potremmo facilmente rinunciare. Ma la pandemia, invece, ha dimostrato che l’arte non può fermarsi, e che l’uomo non può farne assolutamente a meno. Provate per un attimo ad immaginare la nostra quarantena senza film, serie tv, musica, libri ecc… Sarebbe stata un inferno. E ora provate ad immaginare una vita intera senza queste discipline. Un incubo vero? Per questo noi ripartiamo, e lo facciamo per tutti coloro che amano l’arte in ogni sua forma e che ci supportano con la loro presenza. Perché noi, nonostante tutto, non ci fermiamo. Noi ci siamo. E saremo lì, ad aspettarvi a braccia aperte”.

Project manager dell’evento: Cinzia Pace

Biglietti:

Favole al Telefono:                                                      
Intero € 5,00

Opera on track / Evoluscion il Musical / Pseudopseudolo / Con le ali della libertà: 
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00 (abbonati Stagione Teatro Off Limits e Stagione di Prosa al Teatro dei Marsi)

The Wall: il Cineconcerto:                                      
Intero €15,00
Ridotto €12,00 (abbonati Stagione Teatro Off Limits e Stagione di Prosa al Teatro dei Marsi)

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Info: 366.6555303 / E-Mail: teatroffavezzano@gmail.com

Punto Informativo Largo Pomilio,  C.so della Libertà – Avezzano (Lun/Merc/Ven – 18.00/19.30) / Libreria Ubik (ex Rusconi) C.so della Libertà, 10 – Avezzano

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Teatro

Al Teatro Lo Spazio va in scena il Giuda di Maximilian Nisi

redazione

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Dal 29 ottobre al 1 novembre il palcoscenico del Teatro Lo Spazio accoglie Giuda, monologo di Raffaella Bonsignori, a cura di Maximilian Nisi, sul cattivo biblico per eccellenza, l’uomo che l’umanità ha messo sotto accusa, che esce allo scoperto per dare la sua versione dei fatti.

Giuda, interpretato dallo stesso Nisi, racconta la sua verità, riscrivendo i confini del suo rapporto con Cristo.

Giuda è un uomo, capace di amare ma come, purtroppo, spesso si riducono ad amare molti esseri umani, con la loro innata imperfezione: il loro è un amore-possesso, vissuto guardando allo specchio solo i propri sentimenti e il proprio desiderio di essere, per gli altri, gli unici destinatari della loro attenzione, dei loro pensieri. Non si ammette alcuna condivisione, non si comprende un amore diverso da una catena che unisca indissolubilmente lo spirito di due esseri fino a fare sì che solo nell’ esistenza dell’uno l’altro trovi le motivazioni sufficienti per continuare a vivere.

Gesù è Il figlio di Dio, maestro di amore ma di un amore universale, sublime, che Lui sa offrire a piene mani a tutti gli uomini capaci di comprendere i suoi insegnamenti e di seguirlo. Non c’è alcun vincolo esclusivo, in questo amore, è un amore universale, che dovrebbe affratellare, permettere a tutti gli uomini che ne abbiano volontà di affrontare le intemperie della vita riscaldandosi al focolare di uno stesso Padre. Non è un amore-possesso ma è un amore che, come un pane, si spezza in parti uguali per essere distribuito a tutti i commensali che di quel pane abbiano fame.

L’amore-possesso di Giuda incontra il messaggio di un Amore diverso, immensamente più̀ grande, di Gesù̀ Cristo e in quell’oceano infinito si perde, sente la propria inadeguatezza ma rimane prigioniero dei propri limiti terreni. Vorrebbe essere riconosciuto, avere un premio solo per il fatto stesso di esistere, una ricompensa per la sua devozione che lo porta a desiderare la vicinanza di un uomo che, pure, è lontano da quell’ipotesi di Messia che per tanti anni aveva vagheggiato. Non un leone capace di scacciare i romani dalle terre occupate con la loro protervia di conquistatori ma un “agnello” che percorre una strada impervia che lo porterà̀ ad un’ inevitabile sacrificio finale.

L’amore di Giuda non comprende tutto questo, vorrebbe da Gesù quelle risposte che l’uomo Giuda, inutilmente, chiede a suo Padre, quel Dio di cui soffre terribilmente la presenza-assenza. Eppure potrebbe anche accettarlo, in cambio, però, di essere amato come lui pretende, con una forza unica, esclusiva, più̀ del prediletto Giovanni, più̀ di Pietro, che pure per amore di Gesù potrebbe anche uccidere. Dalla disillusione cocente di questo suo desiderio di essere amato come lui vorrebbe, non “come” gli altri ma “più” degli altri, nasce poi, dentro l’animo di Giuda, il risentimento feroce che lo porterà̀ al tradimento, alle trenta monete lorde del sangue di Colui che, pure, tanto amava.

C’è anche l’ineluttabilità̀ di un disegno divino dietro tutto questo, Giuda sente che, in qualche modo, quello che ha fatto gli è stato chiesto: ma dentro la sua tragedia non si può̀ dimenticare la forza devastante che ha avuto quell’amore disilluso che per lui era diventato più̀ importante della sua stessa vita e che lo trascina ad agire come lui non avrebbe mai voluto. Nel suo tormento interiore, Giuda è un’icona delle contraddizioni dell’uomo moderno, tanto fragile che, a volte, si smarrisce nella sua ricerca di amore e finisce per commettere delitti persino peggiori di quelli che gli suggerirebbe l’odio.

GIUDA: Dal giovedì al sabato ore 21; domenica ore 17. Teatro Lo Spazio, Via Locri 42, Roma

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Cinema

Cinema e teatri restano aperti: nessuna indicazione nel nuovo decreto, risorse extra nella legge di Bilancio

Fabio Iuliano

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Qualcuno ha bofonchiato sul fatto che il premier Conte, nel corso della conferenza stampa serale in cui è stato illustrato il nuovo Dpcm, non abbia fatto accenni alla cultura e ai luoghi preposti per farla. In realtà, è stato quasi meglio così: nei giorni scorsi si era vociferato di una stretta su cinema e teatri, misura peraltro poco giustificata da numeri e circostanze: già qualche giorno fa una nota dell’Agis aveva fatto rilevare che su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, i casi di contagio sono pressoché nulli.

Il nuovo decreto, in ogni caso, non prevede misure diverse per il mondo della cultura, teatri e cinema restano aperti, pur nel rispetto delle misure di sicurezza approvate in precedenza: posti a sedere preassegnati e distanziati di almeno un metro, e con un numero massimo di mille spettatori per spettacoli all’aperto e di duecento spettatori in luoghi chiusi. Le fiere sono consentite ma solo se di interesse nazionale e internazionale. Restano aperti musei e luoghi della cultura, nel rispetto delle norme di protezione e prevenzione.

Misure di sostegno in favore di istituzioni e iniziative culturali sono in realtà contenute nella legge di Bilancio 2021, come rileva Artribune. Per quanto riguarda scuola, università e cultura, “viene finanziata con 1,2 miliardi di euro a regime l’assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno e vengono stanziati 1,5 miliardi di euro per l’edilizia scolastica. È previsto un contributo di 500 milioni di euro l’anno per il diritto allo studio e sono stanziati 500 milioni di euro l’anno per il settore universitario. Sono destinati 2,4 miliardi all’edilizia universitaria e ai progetti di ricerca. Vengono inoltre destinati 600 milioni di euro all’anno per sostenere l’occupazione nei settori del cinema e della cultura”, si legge sul testo della manovra.

Una nota del Mibact ha anche ribadito che “il complesso delle misure decise dal Cdm prevede il forte rafforzamento di alcuni investimenti strategici, dalla tutela del patrimonio culturale, al rafforzamento delle misure per il cinema e lo spettacolo dal vivo, agli interventi per le strutture ricettive, le agenzie di viaggio e le tutele per i lavoratori”.

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Teatro

Lino Guanciale al debutto come regista: tutto pronto per “La mia infinita fine del mondo”

La mia infinita fine del mondo restituisce un tableau di possibilità di relazione con la nevrosi della fine

redazione

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Martedì 20 ottobre debutta in prima assoluta al Teatro Storchi di ModenaLa mia infinita fine del mondo“, una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione con la regia di Lino Guanciale. A partire dalla drammaturgia di Gabriel Calderón, tradotta in italiano da Teresa Vila, Guanciale dirige sei attori della Compagnia permanente di ERT: Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero.

Lo spettacolo rimane in scena al Teatro Storchi fino a domenica 1 novembre, per poi proseguire al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola dal 3 al 6. La replica del 1 novembre a Modena aderisce a “Teatro No Limits”, il progetto realizzato dal Centro Diego Fabbri di Forlì che porta l’audiodescrizione a teatro e consente alle persone con disabilità visiva di assistere e poter apprezzare a pieno gli spettacoli.

La mia infinita fine del mondo restituisce un tableau di possibilità di relazione con la nevrosi della fine, ponendo l’accento non più soltanto sulla disperazione che il crollo di un mondo porta inevitabilmente con sé, ma sulle possibilità che si aprono ogni volta che la Storia torna a insegnarci che nulla dura per sempre. In scena si passano in rassegna alcune delle transitorie apocalissi attraversate dal pianeta e dall’umanità fin dalla preistoria, fra eruzioni vulcaniche ed ere glaciali, diluvi universali e crisi economiche d’epoca preindustriale, intrecciate al vissuto di precarietà personale di un piccolo manipolo di giovani protagonisti.

L’esperienza della fine, o la proiezione di essa in veste aspirazionale, consolatoria o orrorifica è uno dei temi più profondi dell’inconscio individuale e collettivo. La tentazione della profezia apocalittica, l’ebbrezza o il furore millenaristici, l’afflato messianico e il piacere della paura del confronto col destino si mescolano e confondono tanto all’interno di ognuno di noi quanto nei gangli del nostro tessuto sociale e comunitario.

Quanto questa tensione naturale nei confronti del limite influenza o determina il rapporto con le strutture economiche e politiche della nostra realtà? Desideri e timori ancestrali interferiscono con la Storia? O è più forte il meccanismo contrario, per cui è la Storia a contribuire a mutarli o generarli?

Su questo fronte e non solo, la crisi pandemica globale ha introdotto nuovi elementi di riflessione collettiva, fornendo l’occasione per la costruzione di una consapevolezza diffusa riguardo l’imprevedibilità del rapporto fra uomo e Natura e le relative conseguenze tanto sulla storia delle istituzioni che su quella personale. Un filo rosso lega intimamente la paura della catastrofe naturale definitiva e quella del collasso della nostra forma di vita, il sistema turbo-capitalistico attuale e la certezza di aver raggiunto un livello eternamente stabile di benessere e realizzazione appare oggi in tutta la sua inconsistenza.

Se, dunque, l’attuale condizione pandemica pare chiarire che la fine della storia, individuata dal politologo Francis Fukuyama col trionfo post 1989 del blocco occidentale e del suo modello di sviluppo su quello orientale-sovietico, può darsi per superata, quali scenari ci si presentano ora, nell’era di profonda incertezza che abbiamo davanti?

Prossime date: dal 3 al 6 novembre 2020: Teatro Ermanno Fabbri – Vignola (MO)

La mia infinita fine del mondo

Drammaturgia Gabriel Calderón; traduzione Teresa Vila; regia Lino Guanciale; con Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero

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