21 dicembre 2012: tra marketing e profezie

Una morte annunciata

Il 21 dicembre 2012 siamo morti tutti. Forse. O almeno doveva essere così. Era praticamente sicuro. Molti si erano rassegnati. Avevano fatto scorta di birre per aspettare, sulle solite panchine che li hanno visti crescere, l’arrivo di asteroidi che avrebbero distrutto la terra.
Risultato? Le birre finirono, il tasso alcolico salì e di meteoriti neanche l’ombra. Cosi come delle maree, tornado, eruzioni e chi più ne ha più ne metta. Era palese che i Maya o, meglio, chi incalzava teorie sulle loro fantomatiche profezie, non ci avevano preso.

Secondo alcuni sedicenti scienziati però l’errore sarebbe da attribuire all’introduzione del Calendario Gregoriano nel 1562 e all’errata lettura del conteggio degli anni dell’antica popolazione precolombiana. Quindi l’anno “buono” sarebbe questo 2020, che d’altronde finora non si è fatto parlare dietro in materia di disastri.

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Guerrilla marketing cinematografica

La “pubblicità” riguardo la profezia Maya per il 2012 è sembrata più che altro una parte attiva di guerrilla marketing che ha avuto più successo di quello che ci si poteva aspettare. Tant’è che il film intitolato proprio “2012”, incentrato proprio sulla fine del mondo, fu atteso con trepidazione non rispettando però le attese.

Le recensioni non furono sicuramente entusiastiche. Quasi 3 ore di film, ricche di effetti speciali d’impatto per una classica americanata senza un’adeguata sceneggiatura di supporto. Strade che si aprono, oceani che si sollevano, monaci tibetano messi qua e là quasi a richiamare teorie ancestrali riguardanti le origini della civiltà in Nepal e in Tibet.

Teschi di cristallo: Tibet, Maya e Nazisti

Le terre dell’Himalaya da sempre sono infatti un richiamo per gli appassionati di storie riguardanti le antichissime popolazioni arie così come, secondo alcune leggende, questi luoghi sembrerebbero essere l’accesso al regno sotterraneo di Shamballah, identificato nell’età moderna con il regno di Agarthi, patria del Re del Mondo. Gli stessi nazisti, già negli anni ’30, compirono alcune spedizioni alla ricerca dell’ingresso a questo mitico mondo.

Nazisti che sono legati alle leggende sia del Tibet che dei Maya. Si narra che uno dei 13 teschi di cristallo, attribuiti erroneamente alla civiltà precolombiana (molti studi odierni hanno stabilito che siano stati intagliati da macchinari moderni) e che custodirebbero proprietà magiche nonchè informazioni sull’origine e il destino dell’umanità, sia appartenuto ad Himmler, il capo delle SS tedesche, dopo che gli fu portato in dono da uno dei soldati inviati sull’Himalaya. Questi teschi tra l’altro sono gli stessi che ispirarono Spielberg per il film di Indiana Jones. Leggende e film che ancora una volta sono legati tra loro.
Intorno a questi teschi si è creata la leggenda che quando saranno riuniti per l’umanità inizierà un nuovo ciclo. E quando si pensava che ciò dovesse accadere? Proprio il 21 dicembre 2012.

Fatto sta che sono passati ben 8 anni e l’uomo non sembra aver ancora raggiunto quell’integrità morale per essere degno di andare incontro alla conoscenza appartenente ai teschi di cristallo.
Ma più che di una profezia catastrofica sembra più facile credere ad una male interpretazione delle numerose iscrizioni lasciate dai Maya. I quali erano sicuramente grandi conoscitori della matematica e dell’astronomia.

“Coincidenze? Non credo” ma in senso pubblicitario

Al di là dei presunti errori di calcolo dei sedicenti scienziati sopracitati, la data che avrebbero indicato i Maya nel loro calendario sarebbe stata forse semplicemente la fine del 13° ciclo, quello dell’Età dell’Oro. Secondo alcuni studiosi della civiltà precolombiana ogni età del loro calendario si sarebbe conclusa con alcuni cataclismi. Se vogliamo prendere per buona questa teoria, collegandoci all’errore di calcolo che rimanderebbe al 2020, forse questo anno catastrofico qualcuno lo aveva più o meno predetto. Ma come dice Adam Kadmon “coincidenze? Io non credo”. Ma più probabile che le coincidenze siano state indotte per la già citata guerrilla marketing.

L’unica cosa certa è che quel film sul 2012 fu “una cagata pazzesca” di fantozziana memoria.

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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