Connect with us

Musica

21 anni senza Fabrizio De André: le nostre 10 canzoni preferite

Ha rivoluzionato il cantautorato italiano fermo da anni ai dogmi della “canzonetta”. Gli emarginati e tutti quelli messi all’angolo dalla società sono stati i protagonisti dei suoi testi.

Antonella Valente

Published

on

Era l’11 gennaio del 1999 quando alle ore 2 e 30 ci lasciava Fabrizio De André. Sono trascorsi 21 anni da quel giorno ma le sue ballate continuano ad accompagnare le nostre vite. Tra il mito e la realtà ha sfidato i canoni arroganti del suo tempo – ma anche del nostro – con ironia e un linguaggio sferzante e pungente. Ha rivoluzionato il cantautorato italiano fermo da anni ai dogmi della “canzonetta”. Gli emarginati e tutti quelli messi all’angolo dalla società sono stati i protagonisti dei suoi testi, fornendo una chiave di lettura della vita e dell’esistenza che fino ad allora l’Italia non conosceva.

The Walk of Fame omaggia Fabrizio De André riproponendo 10 di alcuni dei suoi grandi successi, consapevoli che tutte le eccellenze messe in musica dal grande Faber mai potrebbero far parte di un unico elenco.

Il Testamento di Tito (1970)

Pezzo simbolo dell’album “La buona novella”, incentrato sulla figura di Gesù, considerato da Faber il più grande rivoluzionario della storia. Tito, a ben vedere, sarebbe uno dei ladroni crocifisso insieme a Cristo, però quello buono. In questo testo Tito ripercorre e analizza i dieci comandamenti, come se facesse un testamento, e riflette sul senso della legge di Dio. La visione di De André è una visione critica nei confronti di una legge divina in nome della quale si può anche uccidere un uomo senza averne pietà. Tito, sebbene peccatore, è l’unico che “prova dolore nel vedere un uomo che muore” e con quest’ultima strofa c’è il riscatto del peccatore che sembra essere l’unico ad aver “imparato l’amore”.

Bocca di Rosa (1967)

Uno dei brani più conosciuti nel panorama nazionale a tal punto che l’espressione “bocca di rosa” è entrata ormai nell’immaginario collettivo per indicare una persona “poco di buono”, una prostituta, anche se De Andrè, come precisò in un’intervista, non aveva intenzione di considerarla in quel modo, perché lei l’amore non lo faceva per soldi o per professione ma lo faceva con passione. Tante sono le ipotesi che si sono susseguite nel corso degli anni circa l’esistenza o meno di una Bocca di Rosa che lo avesse influenzato. C’è chi ritiene che si sia ispirato alla canzone francese “Brave Margot” di Brassens, chi ritiene che Bocca di Rosa fosse stata una ragazza istriana, come si evince dal suo unico romanzo, e infine chi pensa che fosse stata Liliana Tassio, scomparsa nel 2016, e che aveva sempre riferito di essere lei la donna di cui De André parlò.

Il Pescatore (1968)

Un pescatore si trova ad avere a che fare con un assassino che gli chiede del cibo e da bere. Senza opporre resistenza il pescatore esaudisce la richiesta e spezza il pane per chi ha sete e fame. Nonostante la stranezza dell’incontro, si tratta di un momento evocativo, pieno di calore, dai tratti cristiani, dove l’ha fa da padrone l’altruismo e il buon cuore. Un pescatore che difende un assassino.

La canzone dell’amore perduto (1974)

Si dice che i versi di questa canzone siano autobiografici. Infatti pare siano stati scritti da Fabrizio al culmine del matrimonio con la prima moglie Enrica Rignon, madre di Cristiano. La canzone ha due narratori: nella prima strofa un lui, mentre nella seconda una lei. Nonostante le diverse teorie sul perchè di una scelta tanto strana, alcuni ritengono che la prima strofa appartenga ad un momento in cui l’uomo dialoga con la donna rivelandole il suo finito amore, nella seconda invece, si può pensare che lui resti solo con sè stesso e i suoi pensieri.

Verranno a chiederti del nostro amore (1973)

De Andrè racconta la fine di un’ amore ma indaga anche sulle cause che hanno condotto al culmine della storia. Si tratta di un mix di emozioni, tra dolore, sconforto e rammarico che confluiscono nella consapevolezza di non essere riusciti a cambiare le cose “non sono riuscito a cambiarti, non mi hai cambiato lo sai“. Ma dal testo si evince inoltre la necessità di continuare ad avere rispetto di una storia d’amore lunga nonostante la separazione.

Amore che vieni amore che vai (1968)

Qui l’amore è il vero protagonista. Faber ha sempre parlato dell’amore come sentimento travolgente, come una passione inappagabile, ma che è destinata a non durare nel tempo. Come dice il titolo, l’amore viene e va ed è innegabile il fatto che sia un inno alla caducità del sentimento stesso. In questo testo imperano le citazioni, soprattutto il riferimento alle Odi di Catullo. Tale composizione è da considerarsi alla stregua della poesia perché evoca e sintetizza, tra originalità e opportune citazioni, le qualità del sentimento che rende felici le nostre vite: l’amore. Anche se viene e va.

Crêuza de mä (1984)

Interamente in dialetto ligure, come l’intero disco dall’omonimo titolo. Se dovessimo fornire una traduzione si potrebbe parlare di “viottolo di mare”, ovvero la strada che delimita due proprietà e che porta sempre al mare. Nell’idioma genovese De Andrè riscopre un linguaggio antico, tra i più usati nel Mediterraneo nell’ambito della navigazione e degli scambi commerciali, arricchitosi nei secoli di innumerevoli influenze, con espressioni dal greco, dall’arabo, dal francese e dallo spagnolo. Protagonisti del testo sono i marinai e le loro vite da eterni viaggiatori, ma anche le loro sensazioni e le esperieze vissute sulla loro pelle. L’album omonimo è stato considerato una delle pietre miliari della musica degli anni ’80 e Byrne ha dichiarato a Rolling Stone che si tratta di di uno dei dieci dischi più importanti nel panormama internazionale musicale del decennio.

La guerra di piero (1968)

Frutto dei racconti di guerra dello zio materno Francesco, sopravivissuto alla campagna d’Albania. Si tratta del punto di vista di un semplice soldato che aveva vissuto il conflitto in prima persona. Un racconto dolce ma al contempo triste della contradditorietà e stupidità poste alla base della guerra. In questo testo tra la vita e la morte si innesta il tempo che a volte è un tramite a volte separazione.

Hotel Supramonte (1981)

Tra tutti i brani composti da Fabrizio De Andrè, questo forse è quello più emozionante per il significato che nasconde. Infatti il Supramonte è il posto della Sardegna in cui lui e la sua compagna Dori Ghezzi furono tenuti per 4 mesi a seguito del rapimento organizzato dalla malavita sarda nel 1979. Si tratta di uno dei luoghi più belli della regione, tra natura e buon cibo e per questo è facile trovarvi hotel e bar sparsi in tutto il territorio. Faber e la compagna furono liberati solo dopo il pagamento di un riscatto della somma di più di 500 milioni. Nel corso degli anni, l’artista genovese ha sempre sottolineato il lato umano dei rapitori, fornendo loro il suo perdono, cosa che invece non fece per i presunti mandanti del sequestro : “Ho perdonato loro [i sequestratori] perchè, potendoci fare del male, hanno scelto di trattarci bene. Vorrei che certi catoni, certa gente che mi dice ‘Dovevi prima impiccare e poi perdonare’, vivessero l’esperienza che abbiamo vissuto noi e provassero quanto è importante, in quelle condizioni, essere trattati con umanità”.

Don Raffaè (1990)

Il brigadiere Pasquale Cafiero che lavora nel carcere di Poggio Reale è il rpotagonista della ballata. Negli anni ha stretto amicizia con don Raffaè, un boss camorrista. Nella realtà don Raffaè era il boss della camorra Raffaele Cutolo che una volta venuto a conoscenza dell’esistenza del brano scrisse a De Andrè per congratularsi aggiungendo: “Non capisco come abbia fatto a cogliere la mia personalità e la mia situazione in carcere senza avermi mai incontrato”. In effetti nè Faber nè Massimo Bubola, coautore del brano, avevano avuto modo di informarsi precisamente sul personaggio prima della sua detenzione. Questa storia sottolinea le problematiche dei carceri e la corruzione diffusa tra le guardie e i boss. Particolare la scelta di utilizzare il dialetto napoletano ed il ritornello è, infatti, un rimando ad una canzone di Modugno del 1958 (‘O ccafè). Il resto della composizione individua una serie di pensieri in prima persona dello stesso brigadiere, che apre il giornale e inizia a discutere delle notizie che legge con don Raffaè, al quale chiede consigli e opinioni e – verso la fine – anche un lavoro per il fratello.

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Musica

Tutto in un istante: fuori ora il nuovo singolo di Francesco Torge

Il singolo del cantautore abruzzese Francesco Torge anticipa l’uscita del primo album di sette inediti “Aneddoti”, disponibile a partire dal 7 ottobre 2020

redazione

Published

on

Si intitola “Tutto in un istante” il singolo del cantautore abruzzese Francesco Torge che anticipa l’uscita del primo album di sette inediti “Aneddoti”, disponibile a partire dal 7 ottobre 2020.

Il videoclip del singolo, composto interamente dal cantautore originario di Avezzano (AQ), è stato realizzato da Impressione Studio Creativo ed è ora disponibile su YouTube, Instagram TV e Facebook .

FRANCESCO TORGE PARLA DEL BRANO “TUTTO IN UN ISTANTE”

Questa canzone, per come era originariamente strutturata, non avrebbe nemmeno dovuto far parte del mio primo album – commenta Francesco Torge – Un giorno poi insistendo su di essa è venuto fuori il tanto atteso ritornello e mi è giunta un’apertura in maggiore che mi ha permesso di mantenere lo stesso riff della strofa.  Questo brano sembra rivolgersi ad una donna ma in verità non c’è questo collegamento. C’era solo la voglia di relazionarmi con qualcosa di forte”

BIOGRAFIA

Francesco Torge, classe 1990, è un cantautore e chitarrista di Avezzano (AQ). Da giovanissimo inizia a coltivare la passione per la musica, ascoltando soprattutto i Nirvana e Kurt Cobain. Talmente forte l’interesse per la musica che inizia a suonare la chitarra da autodidatta per poi proseguire insieme al maestro Marchio Marchionni, chitarrista di Dodi Battaglia. Superati i vent’anni, Francesco Torge inizia a dedicarsi anche al componimento di canzoni personali, di volta in volta sempre dai testi più complessi e sviluppati. Partecipa a contest musicali come “Borgo in canto”, “Canta Civita” e “Singer Art”, nonché diversi live all’interno di eventi locali e sul territorio abruzzese. Ad ottobre 2020 sarà disponibile il primo disco autoprodotto “Aneddoti” registrato presso “Colonna Sonora Studio”, grazie alla collaborazione di Marchio Marchionni, Fabio Colella, Fabrizio Porrini e Walter Cerasani.

Continue Reading

Musica

Al via a Milano “So Jazz”: si parte il 1 ottobre con il trio di Simone Daclon

redazione

Published

on

Prenderà il via ufficialmente giovedì 1 ottobre la rassegna “So Jazz”, organizzata dallo Spazio Epoca Milano e in programma tutte le settimane nel locale di via Parenzo 7, a due passi dal Naviglio Grande, con la partecipazione di alcuni dei più noti e apprezzati musicisti della scena (non solo) milanese. 

Per il concerto inaugurale, giovedì 1 ottobre (inizio live ore 21) gli organizzatori hanno invitato il trio del pianista Simone Daclon, con Marco Vaggi al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria. Con questa formazione, attiva da ormai dieci anni, Simone Daclon presenterà composizioni e arrangiamenti tratti dai suoi lavori discografici.

Partendo dai riferimenti dei più classici piano trio, i tre jazzisti si muoveranno tra brani originali e interpretazioni personali di alcuni standard, accostando il proprio sound contemporaneo alla tradizione e al linguaggio del jazz. 

Dotato di un innato senso dello swing e di uno stile brillante, Simone Daclon ha un’assoluta padronanza del pianoforte. Nel corso della sua carriera ha collaborato con jazzisti del calibro di Franco Ambrosetti, Gianni Cazzola, Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi, Lorenzo Tucci, Scott Hamilton e Rosario Giuliani, solo per citarne alcuni, ma anche con artisti più “pop” quali Malika Ayane, Mario Biondi, Rosalia De Souza e Alessio Bertallot.

Per il secondo appuntamento di “So Jazz”giovedì 8 ottobre allo Spazio Epoca Milano si esibirà un altro trio, quello di Michele Bozza, veterano del sax. Con lui ci saranno due musicisti di vaglia: Alberto Gurrisi all’organo hammond e Vittorio Sicbaldi alla batteria. La formula dell’organ trio con il sax e la batteria prende vita alla fine degli anni ’40 e si consolida alla fine del decennio successivo con l’affermazione del Soul-Jazz e dell’Hard Bop.

Bozza, Gurrisi e Sicbaldi si cimenteranno con alcuni standard jazz e soul-jazz ripresi dal repertorio del Bebop e dell’Hard Bop, con un’attenzione particolare alla musica degli organisti Jimmy Smith, Larry Young e Baby Face Willette.Giovedì 15 ottobre sarà la volta del pianista Mirko Puglisi e del suo trio, completato da Giacomo Marzi al contrabbasso e Roberto Paglieri alla batteria: in scaletta un repertorio di celebri standards jazz del songbook americano.

I temi di alcuni dei più importanti compositori della storia del jazz saranno il punto di partenza di un percorso d’ascolto nel quale l’interplay e l’improvvisazione si riveleranno fondamentali. Il trio del pianista Niccolò Cattaneo sarà di scena giovedì 22 ottobre: con il leader, il cui stile si colloca a metà strada tra il linguaggio tradizionale e le forme moderne di espressione jazzistica, suoneranno il contrabbassista Roberto Piccolo e il batterista Pasquale Fiore. 

I tre musicisti condividono il desiderio di cercare nuovi stimoli creativi all’interno di un repertorio che spazia dalle canzoni dell’era del Great American Songbook e delle big band ai brani dei compositori del periodo Bebop e Hard Bop e che include anche alcune composizioni originali del leader. Cattaneo è uno specialista nell’uso dell’organo Hammond e si destreggia con disinvoltura tra suoni hard bop, blues, soul e funky.

Nel corso della sua carriera ha collaborato e inciso con importanti musicisti italiani e stranieri, tra cui Eliot Zigmund, Francesco Cafiso, Paul Jeffrey, Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Francesco Bearzatti, Giovanni Amato, Max Ionata, Stefano Bagnoli, Dino Betti van der Noot e molti altri.Infine, giovedì 29 ottobre spazio al trio del talentuoso chitarrista campano Alessandro Florio (con Alex Orciari al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria).

Florio presenterà “Back to the Blue Coast”, il suo ultimo album, pubblicato in estate dall’etichetta AlfaMusic/Egea: per il musicista partenopeo si tratta di una sorta di ritorno a casa, sia geograficamente (dopo anni vissuti all’estero, tra l’Olanda e New York) sia nel sound, con una serie di brani dedicati e ispirati dalla sua terra d’origine (la Costiera Amalfitana) e dal taglio più “mediterraneo”, per quanto riguarda l’aspetto competitivo, rispetto ai suoi lavori precedenti.

Il locale Spazio Epoca Milano è un locale polivalente in cui vengono organizzati concerti, dj set, corsi di ballo, serate di musica swing, lezioni di tango, salsa, tip tap (ma non solo) ed eventi legati al food e alla cucina internazionale.

Continue Reading

Musica

Zucchero: video inedito in occasione del suo compleanno

Zucchero nel giorno del suo 65° compleanno omaggia i fan con un contributo video inedito girato in una deserta Piazza San Marco a Venezia

redazione

Published

on

Sarebbe questo il mondo che sognavo da bambino?” canta ZUCCHERO “SUGAR” FORNACIARI che oggi, nel giorno del suo 65° compleanno, omaggia i fan con un contributo video inedito girato in una deserta Piazza San Marco a Venezia esibendosi in una speciale versione piano e voce del brano “Sarebbe questo il mondo”. 

«Sarei dovuto essere all’Arena di Verona, sul palco, come di solito amo trascorrere i miei compleanni. In mezzo alla mia gente, con la mia musica – dichiara Zucchero –Quest’anno è andata diversamente, ma vorrei che arrivasse forte, attraverso le note, un messaggio che, oggi più che mai, mi sta molto a cuore: un invito a guarire, ognuno nel proprio piccolo, questo mondo un po’ ammalato, a ritrovare la sua genuinità, fermare l’omologazione e riscoprire i rapporti umani in tutta la loro bellezza, semplicità e verità. Un invito a riscoprire il valore delle piccole cose, la vera sostanza dell’essere umano».

«“Sarebbe questo il mondo” è una piccola “rapsodia” – aggiunge Zucchero – scritta di getto, spontaneamente, sulla scia dei mie ricordi d’infanzia, di mio padre, del mondo sognante e ricco di semplicità in cui sono cresciuto».

Contenuto nel disco di inediti “D.O.C.”, “Sarebbe questo il mondo” è un brano volutamente in controtendenza. Un’analisi disincantata del mondo attuale, talvolta distante da ciò che si sogna quando si è bambini, ma è comunque il mondo in cui viviamo e abbiamo il dovere di renderlo migliore. Di riscoprirne la bellezza, la genuinità, la natura… che tutto crea e tutto circonda.

Continue Reading

In evidenza